Perchè non riconoscere la libertà di scelta

scritto da Roberta Trucco

Il 21 luglio, inspiegabilmente, il parlamento ha bloccato il disegno di legge che mette fine all’obbligo per il neonato di assumere il cognome del padre. La proposta di legge era stata votata all’unanimità dalla commissione camera e giustizia.

Se ho capito bene il disegno di legge sul cognome ha lo scopo di mettere donne e uomini nella condizione di essere liberi di scegliere con quale cognome (o ent rambi) accompagnare il nome del bambino. Certo la cancellazione del cognome materno, decretata a partire dal concilio di Trento 1576, rappresenta una discriminazione chiara ed evidente nei confronti del ramo materno ma non è questo il motivo che spinge le donne a chiedere una revisione della legge.

Il figlio/a è il frutto di 3 desideri inconsci, quello del padre, quello della madre e quello del figlio /a che si incarna.

L’amore non si nutre di rivendicazioni si nutre di libertà e rispetto. L’apparente dicotomia tra libertà e rispetto- libertà che spinge oltre i confini e rispetto da respicere- voltarsi indietro- in realtà mostra la complessità della parola amore che contiene in sé gli opposti del guardare indietro e dell’andare avanti. Mi pare ben spiegata nella frase di Nelson Mandela“Esseri liberi non significa semplicemente rompere le catene ma vivere in modo tale da rispettare e accentuare la libertà altrui”. Questa la strada di riconciliazione che riguarda uomini e donne, fatta di due pari e diversi che si relazionano e si amano. Nasciamo nella storia e con una storia familiare alle spalle che è parte integrante di noi e dunque dare ai genitori la libertà di scegliere con quale cognome segnare la riconoscibilità del figlio/a nella società e dare libertà di scelta al figlio o alla figlia con quale cognome proseguire la discendenza non è una rivendicazione femminista o di parità tra i generi ma semplicemente riconoscere quel credito di fiducia alle donne e agli uomini necessario a camminare al passo con i tempi, senza per questo misconoscere il passato e una tradizione patriarcale che dal concilio di Trento ha segnato la nostra storia che ora può e deve cambiare. E’ per questo che mi auguro che il percorso del disegno di legge non venga abbandonato all’oblio estivo ma riprenda al più presto il suo iter. Donne e uomini, insieme, osserviamo con attenzione questo iter anche per capire quanto spaventa, a chi ci rappresenta, la libertà di scelta.

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