Sistema dei partiti e partecipazione reticolare

di Giuseppe Ardizzone

Il rapporto fra cittadini ed istituzioni si è progressivamente modificato, nel corso dell’età moderna, verso una sempre maggiore partecipazione. Ciò, inizialmente, si è accompagnato all’ingresso, all’interno delle istituzioni, dei rappresentanti delle nuove classi economiche emergenti (commercianti, artigiani, produttori) che si erano affermate unicamente grazie alla loro capacità d’essere vincenti all’interno del ciclo economico al di là della loro appartenenza, per nascita, ad un sistema cristallizzato di classi.

E’ in quel momento che, in tutto il mondo occidentale, si pongono le basi di quella che, ancora oggi, costituisce l’ossatura portante delle nostre istituzioni democratiche: la Camera dei rappresentanti eletti dal popolo e la Carta Costituzionale dei diritti del cittadino

Questo “popolo” rappresentato è, all’inizio, costituito solo da persone appartenenti alla nobiltà ed alla classe economica borghese e non prevede la presenza femminile. La stessa possibilità di partecipare alla scelta dei rappresentanti è limitata dal censo e/o dalla categoria di appartenenza.

E’ solo successivamente, in seguito alla profonda trasformazione delle nostre società e con la capacità di organizzazione e di lotta dei ceti popolari, che si arriverà al suffragio universale e all’apertura del voto alle donne.

L’Occidente conoscerà guerre, rivolte, rivoluzioni e grandi movimenti di opinione che troveranno e sperimenteranno, di volta in volta, nuove forme organizzative di partecipazione e sistemi istituzionali.

 Quello che, alla fine, rimarrà il vero veicolo nel rapporto fra cittadini ed istituzioni sarà il sistema dei partiti che consentirà al suo interno lo svolgersi di un percorso di rappresentanza delle varie componenti sociali. Dai mestieri, alle idealità, agli interessi di classe o di genere.

La storia dei partiti è la storia della moderna democrazia. Progressivamente, così come si allargava la possibilità di partecipazione di strati sempre più ampi di popolazione, alla stessa maniera la loro configurazione si è andata trasformando da partiti di quadri a partiti di massa, secondo una classificazione che tra i primi ha utilizzato M. Duverger nel suo libro sui partiti politici dei primi anni cinquanta.

Dice Duverger:

“I partiti di quadri raggruppavano solo qualche migliaio di persone, notabili per situazioni personali o rappresentanti di organizzazioni. I partiti di massa riuniscono centinaia di migliaia di iscritti, a volte milioni. Le dimensioni stesse dell’organizzazione comportano una trasformazione della sua struttura: da gruppi spesso informali, con limiti imprecisi e criteri di adesione scarsamente definiti, si passa a comunità fortemente strutturate. Il numero degli iscritti non è tuttavia il criterio per la definizione dei partiti di massa, malgrado il loro nome. Essenziale è che essi facciano appello alle masse, anche se queste non sempre rispondono, vale a dire che cerchino di raggruppare non solo persone influenti, conosciute e rappresentative, ma tutti i cittadini che accettano di entrare nel partito. “

I partiti sono stati inoltre lo strumento organizzativo, l’istituzione che ha permesso il sopravvivere nel tempo delle idealità espresse dai movimenti collettivi. In ogni periodo storico è sempre esistita una dialettica fra Movimenti ed Istituzioni.

 I Movimenti riuniscono le persone per la realizzazione di un obiettivo e vivono nella condivisione dei contenuti elaborati insieme. Normalmente, presentano le caratteristiche di un “comunismo elementare” e utilizzano forme il più possibile vicine alla democrazia diretta. Il “Movimento” lega le persone che lo compongono anche sul piano affettivo ed, in questo senso, le idee ed i valori sono vissuti con passione, costituendo spesso un’esperienza totalizzante. I Movimenti, tuttavia, non sono eterni. Essi si relazionano in maniera dialettica con le istituzioni, modificandole e modificandosi. Grazie alla forza ideale dei loro partecipanti l’intera società e le istituzioni sono investite da una tale forza di cambiamento da essere costrette a modificarsi per sopravvivere. Allo stesso tempo, il Movimento, per continuare la sua vita nel tempo oltre la fase eccezionale della sua nascita, deve organizzarsi e darsi delle regole che assicurino la sua sopravvivenza in una forma istituzionale, esprimendo, allo stesso tempo, le diversità ideologiche presenti al suo interno. Da questa motivazione nascono i partiti politici che rappresentano le diversità ideologiche o di visione presenti in un Movimento.

In questo senso, nei tempi moderni, vi è stata una continua e complessa dialettica fra Movimenti collettivi e partiti politici. Il Movimento Operaio è stato quello che forse ha influenzato maggiormente la nascita e la vita dei partiti di massa moderni. Il radicamento nella classe operaia è stato il fondamento di alcuni partiti come quello comunista o socialista; ma, allo stesso tempo, altrettanta importanza ha avuto la componente ideologico/culturale nella loro diversificazione.

 Nel corso della loro vita, le organizzazioni di partito sono state spesso investite dalla presenza di nuovi Movimenti collettivi che hanno posto nuove esigenze e richieste di partecipazione attiva. Di volta in volta, pertanto, si è sviluppata una profonda dialettica che ha modificato sia l’organizzazione sia la classe dirigente dei partiti stessi.

 Esiste ancora un’altra particolarità di ogni organizzazione cui non sfugge neanche il sistema dei partiti: la tendenza all’ “autoconservazione” che è un’esigenza legittima e fondante dell’esistenza del partito; ma che, spesso, si traduce nell’immobilità del suo gruppo dirigente. Peggio ancora, la struttura organizzativa interna viene in qualche modo piegata all’esigenza di manipolare i propri iscritti, piegarli alle direttive definite dai dirigenti, senza un effettivo controllo né partecipazione alla loro definizione da parte dei suoi membri, con il perpetuarsi della classe dirigente attraverso il metodo della cooptazione.

Quando questo si verifica, il sistema dei partiti viene vissuto dalla cittadinanza e dai suoi iscritti come un corpo   separato ed impermeabile.

 Essendo poi l’unico veicolo istituzionale della rappresentanza politica, i partiti s’impossessano, di fatto, delle istituzioni dello Stato e facilmente anche della direzione della sua struttura burocratica ed economica.

La politica, che correttamente deve dare all’intero sistema sociale i suoi obiettivi, rischia pertanto di essere il frutto di un pensiero oligarchico che, nel migliore dei casi, utilizza degli strumenti plebiscitari per verificare il consenso delle sue proposte e utilizza dei tecnici per predisporle.

Questa situazione produce inevitabilmente un inaridimento della vitalità del sistema politico con scarsa presenza d’innovazione e dell’ utilizzo delle conoscenze diffuse della popolazione. Anche quando, correttamente, le istituzioni statali cercano un dialogo con le associazioni e le esperienze di “cittadinanza attiva”, senza la visione complessiva della politica e, soprattutto, senza che questa sia espressione della democrazia partecipativa dei cittadini all’interno di partiti, questo processo rimane alla fine elitario e privo di una progettualità ampia e condivisa.

 In sostanza, un’interruzione della democrazia all’interno del processo di formazione delle decisioni.

La sensazione che il cittadino non potesse influire sulle scelte strategiche riguardanti il proprio destino fu espressa con chiarezza proprio nella culla delle società avanzate occidentali: gli Stati Uniti d’America, all’inizio degli anni ‘60. Il fatto che,  in anticipo sugli altri paesi occidentali, questi temi fossero sviluppati negli USA potrebbe essere una conseguenza proprio della mancanza di partiti  con una tradizione culturale socialista che, in qualche modo, invece  in Europa, mantenevano un forte rapporto fra iscritti e classe dirigente , all’interno dell’obbligato ruolo di opposizione al sistema capitalistico.

Il manifesto di Port Huron espresse con chiarezza questo disagio che fu alla base della nascita della “ Nuova sinistra” e dei movimenti collettivi degli anni 60 negli USA.

La richiesta di partecipazione attiva dei cittadini dilagò poi anche in Europa, alla fine degli anni ’60,  con l’affermazione dei movimenti collettivi degli studenti e di quelli operai.

 L’”assemblea “ nelle scuole e nelle fabbriche fu identificata come il luogo dove doveva essere espresso non solo il disagio specifico per la propria condizione di studio o di lavoro, ma anche il confronto fra diverse visioni sociali. Un luogo privilegiato di dibattito  dove i quadri dei  sindacati e dei partiti  dovevano accettare il confronto politico e propositivo con la base operaia e studentesca.

Quando i Movimenti perdono la loro energia costitutiva, le loro idee e l’innovazione prodotta rimangono ancora vive nella misura in cui le istituzioni sociali ne sono state modificate o ne hanno assorbito, in qualche modo, l’insegnamento.

Questa è una continua dialettica presente anche nel nostro tempo.

La richiesta di partecipazione del cittadino, al processo decisionale riguardante il proprio destino ha trovato, in questi ultimi anni, dei nuovi strumenti tecnologici che gli permettono di accedere all’informazione ed all’approfondimento dei problemi con rapidità e facilità ed a superare il problema della distanza fisica: “La Rete internet”.

La Rete ha permesso una continua interazione intellettuale ed ideale fra i suoi utilizzatori, la socializzazione delle esperienze, il confronto, anche conflittuale, fra le idee che genera innovazione, la possibilità di un utilizzo collettivo delle competenze.

Il superamento della fisicità dell’incontro ha permesso uno scambio di esperienze fra persone di paesi diversi in tempi rapidi, facilitando un’effettiva globalizzazione dei contenuti e delle esigenze.

E’ naturale che da tutto questo sia scaturita una maggiore richiesta di partecipazione attiva della popolazione alle scelte politiche economiche e culturali del Paese in cui vive.

Abbiamo visto nascere esperienze di movimento e di protesta direttamente sulla Rete, con uno sbocco successivo organizzativo fisico nelle piazze. Molti Leaders carismatici hanno poi utilizzato questi strumenti per avere costantemente un’enorme platea digitale.

D’altra parte, la possibilità di partecipazione in Rete d’ogni singolo membro, l’”assemblearismo” e la democrazia diretta sono spesso considerati l’unico strumento possibile d’organizzazione.

C’è tuttavia da chiedersi se, nel rapporto duraturo con le istituzioni dello Stato e con il sistema dei partiti, non sia inevitabile superare l’assemblearismo e le forme di democrazia diretta, almeno per accoppiargli dei diversi livelli d’approfondimento, consentire la presentazione e il consolidamento dei diversi punti di vista, di programmi differenti e/o contrastanti, predisporre momenti di delega rappresentativa, necessari proprio per portare avanti gli obiettivi comuni.

Creare insomma nuovi e diversi livelli organizzativi.

 Non è forse necessario prevedere, all’interno della partecipazione, il momento della delega e vari livelli, sempre più complessi, nella formazione delle idee e nell’assunzione di responsabilità?

Il fatto che siano facilmente superabili le difficoltà di partecipazione, connesse con il tempo definito, lo spazio, l’informazione o la distanza, e che quindi sia possibile, organizzare, consultare o decidere insieme su alcune questioni, non toglie il fatto che si debba riconoscere, allo stesso tempo, una differenza di cultura, d’esperienza di vita, di passione, di coraggio, di saggezza ecc. esistenti fra le persone, che da un lato permettono ad alcuni di assumersi responsabilità maggiori e dall’altro gli fanno ottenere la fiducia da parte degli altri, che gli delegano delle funzioni.

 Un processo di delega e di rappresentanza, pertanto, di maggiore qualità e trasparenza che parte realmente da una base diversamente organizzata.

Tutto questo, all’interno di una nuova realtà che offre maggiori possibilità di controllo, trasparenza e verifica da parte di una base attiva e partecipante.

Su cosa quindi può fondarsi la delega?

Sulla fiducia che una persona ha saputo guadagnarsi nella guida di un gruppo di cui si è assunto progressivamente la responsabilità e da cui ha ottenuto la fiducia. Informandosi su tutto quello che non conosce, chiedendo aiuto tecnico e sottoponendolo al parere ed all’intelligenza comune, dedicandosi al bene del gruppo ed avendo il coraggio di prendere decisioni difficili. In questo percorso di responsabilità può avvenire la crescita e la formazione della classe dirigente.

Bisogna pertanto che il sistema dei partiti utilizzi le possibilità di partecipazione democratica offerte dall’utilizzo della Rete e che successivamente offra strumenti organizzativi adeguati per formare, attraverso un cammino di maggiore responsabilità, per vari livelli, la formazione ed il ricambio della classe dirigente.

Il PD è stato tra i primi a comprendere queste possibilità, quando immaginò che i circoli di base potevano essere costituiti sia online, sia sul territorio o sul luogo di lavoro.

I circoli online, in particolare, potevano soddisfare, in maniera organizzata, la partecipazione attiva del cittadino, al di là della sua collocazione territoriale o lavorativa, permettendogli di confrontarsi sui temi generali della società italiana.

Accanto a questa tipologia organizzativa, c’è tuttavia anche la possibilità di creare una nuova piattaforma, basata sullo scambio ” reticolare ” d’esperienze, che consenta alla struttura dirigente del partito d’interagire in tempo reale con i suoi elettori ed iscritti, oltre che con le associazioni ed i gruppi che a lei si riferiscono. Ci sono milioni d’elettori che potrebbero trovare, in questa modalità, una possibilità più agile e snella per dare il proprio contributo.Un luogo didiscussione e di lavoro per i singoli cittadini, associazioni, gruppi, Circoli territoriali ed online, intellettuali e personalità politiche del partito. Una piazza virtuale, parte di quel processo di mobilitazione dell’intelligenza collettiva e di quella verifica delle idee che costituiscono un valore aggiunto all’interno di qualsiasi organizzazione.

La peculiarità di una struttura di questo tipo sarebbe la mancanza di una caratterizzazione politica legata a questa o quella corrente. Questa piattaforma potrebbe essere un luogo di confronto, uno spazio che assicuri la presenza e la rappresentazione delle diverse anime del partito.

Quali potrebbero essere le sue principali attività?

a)La prima potrebbe essere quella di rendere effettivamente funzionanti ed aperti i forum tematici presenti all’interno del sito del PD.

b)La seconda iniziativa potrebbe essere quella di realizzare uno spazio libero, ma opportunamente moderato, dedicato all’attualità politica e/o anche alla cultura. Vi dovrebbe essere collegato uno spazio dedicato alla possibile apertura di blogs personali, i cui articoli più interessanti potrebbero essere messi in evidenza.

Se su questi spunti si potrebbe immaginare l’esistenza di una piazza libera e sostanzialmente estemporanea d’espressione, l’utilizzo dei circoli online risponderebbe invece all’esigenza di un maggiore approfondimento dei temi, dello sviluppo dell’iniziativa politica e del percorso di responsabilità che coincide con quello di formazione della classe dirigente.

C’è chi pensa che, per la sua natura, non vi possa essere che un unico circolo online nazionale e che non avrebbero senso possibili duplicati. Se concettualmente il discorso può sembrare ineccepibile, tuttavia, non superare un certo numero di partecipanti ad un circolo, potrebbe favorire l’espressione del singolo. E’ invece nel coordinamento dei diversi gruppi, nati anche con modalità diverse, che può formarsi una completa sintesi e rappresentanza.

Un altro punto interessante è capire se sia utile o meno che un circolo online possa avere delle sezioni territoriali o locali. Non sembra esistano delle reali controindicazioni. Anche nel caso di lavoro nel territorio, in concomitanza con le organizzazioni locali del partito, il risultato non potrebbe che costituire un’esperienza positiva per tutti.

Abbiamo visto che i circoli territoriali hanno cercato la possibilità di esprimersi anche sul web per cercare un più ampio contatto e discussione con i propri iscritti. Il processo di rappresentanza di questi Circoli continua per vari livelli territoriali, sino all’Assemblea nazionale ed alla Direzione. Questo percorso diretto è negato invece sia ai Circoli online sia a quelli di settore /lavoro. Viene anzi specificato che: “il membro di un circolo online deve esprimere l’esercizio del suo diritto di rappresentanza indicando il Circolo territoriale dove intende esercitarlo”.

Questo deve essere cambiato.

 Bisogna riconoscere l’originalità dei Circoli online e di quelli settoriali e dar loro opportuni percorsi rappresentativi.

Si ritiene quindi che, senza limitare eccessivamente la nascita dei Circoli online, debba esserci, invece, una maggiore attenzione per la formazione di un Coordinamento degli stessi, all’interno di cui si possano eleggere democraticamente dei rappresentanti per l’Assemblea Nazionale, stabilendo inoltre un contatto continuativo e diretto con un responsabile scelto all’interno della Direzione Nazionale

Concludendo, si ritiene che i Circoli online possano costituire una parte della risposta organizzativa ad un modello di democrazia partecipativa all’interno dei partiti moderni.

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