I bambini sanno

ibambinisanno

di Giuseppe Ardizzone

L’altra sera, in una Roma infuocata dall’afa,  nell’arena dell’isola Tiberina, Walter Veltroni ha raccontato, con affettuosa partecipazione, l’incontro con i bambini del suo ultimo film.

“I bambini sanno” è un dialogo, volutamente paritario- ci spiega Veltroni- con ca. 30 bambini, fra i nove e i 12 anni, sui più importanti temi della nostra vita: Amore, Felicità, Dio, La crisi sociale e tanti altri ancora.

Paritario, perché -dice Walter- non ho mai voluto pormi in una posizione più elevata di giudizio nei loro confronti, come spesso, invece, è la loro comune esperienza nell’incontro con il mondo adulto. In quel caso, tendono naturalmente a tacere o rispondere con le parole che pensano siano più gradite a chi li esamina.

Si, l’incontro diventa quasi un esame. Questo, nel corso della lavorazione del film, non è mai successo; anzi, il materiale raccolto è stato ben superiore a quello che poi è stato il risultato che voi vedrete nel film, ridotto dopo un’ampia e dolorosa fase di montaggio.

Non è stato facile scegliere fra le diverse testimonianze; ma, il criterio che ho utilizzato è stato, almeno, quello di non escludere nessun bambino –aggiunge Walter, dopo la proiezione del film e rispondendo alle domande dell’intervistatore-.

Anche la scelta dei 39 bambini, fra i ca. 300 che si sono presentati ai provini, non è stata facile. Mi sono lasciato guidare dall’istinto e dalla luce che intravedevo nei loro occhi.

Veltroni racconta ancora, con profonda partecipazione, l’arricchimento personale ricevuto, ascoltando le considerazioni, i pensieri e le emozioni dei bambini intervistati. Ricorda la saggezza e la maturità di Kevin, un bambino filippino la cui mamma lavora in Italia come badante, che, alla domanda su cosa sia la felicità, risponde senza esitazione: sognare!

Ricorda la simpatia di un altro bambino di nove anni che, come un moderno latin lover, si destreggiava nel rapporto con tre fidanzatine.

Ricorda ancora, sottolineandone la gravità, la risposta di Julius, un bambino zingaro di nove anni, che, interrogato su cosa chiederebbe di concreto a Dio, risponde che vorrebbe che aggiustasse il mondo e che portasse un panino e una bottiglia d’acqua alla sua sorellina, che non ha niente per sé.

Non senza commozione, Walter sottolinea ancora la delicatezza e la maturità di una giovane ragazza di dodici anni, appassionata scrittrice, che, dopo la morte del padre,   per attutire il dolore della mancanza   gli mandava degli SMS con il telefono nella speranza che potesse riceverli e raccontarle come stava.

Il film procede così,   senza falsa retorica, avanti nel dialogo fra il regista intervistatore e i bambini, accompagnato da una delicata ed intensa musica in cui prevalgono le note del pianoforte. Forse diventa un po’ monocorde e ripetitivo nella parte centrale; ma , alla fine , si riprende.

L’ultimo saluto, la scena finale del film, ci descrive l’emozione del piccolo zingaro che, intervistato lì, in quello spiazzo del suo campo, alla domanda su che cosa gli piacerebbe vedere, risponde: il mare. Non sono mai stato al mare! Non l’ho mai visto!

La macchina da presa, a questo punto, lo mostra mentre si avvia, all’interno di una pineta, in direzione in uno sfondo azzurro fra gli alberi, un misto fra cielo e mare.

Poi, il mare finalmente!

Il bambino cammina fra gli spruzzi e le onde, felice, schizzando l’acqua e bagnandosi;   mentre, per la prima volta, sta in mezzo al mare.

http://ciragionoescrivo.blogspot.com

 

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