Cambiamenti e discriminazioni nel mondo del lavoro

NOTA DELLA REDAZIONE:
Sul delicato tema delle discriminazioni nelle assunzioni pubblichiamo questo contributo di Giovanni Maria Pontieri. Le conclusioni dell’articolo restano aperte e pensiamo possano servire da stimolo ad ulteriori discussioni e approfondimenti.
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di Giovanni Maria Pontieri

“Il mondo del lavoro, con il passare degli anni, cambia con l’avanzare del progresso, della scienza e delle nuove tecnologie. Ognuno di noi dovrebbe essere contento di tutti questi cambiamenti che permettono di migliorare il lavoro e soprattutto la nostra vita di tutti i giorni, ma nella nostra Italia è la nostra mentalità che non si adatta ai cambiamenti perché fortemente condizionata da luoghi comuni che purtroppo hanno un sapore discriminatorio e nello stesso tempo razzista. Parto dall’art. 4 della Costituzione italiana il quale sostiene: “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.” Il lavoro è un diritto di tutti i cittadini nonché il presupposto per l’esercizio di ogni diritto, mentre lo Stato ha il dovere di attivarsi per rendere effettivo il diritto al lavoro. Siamo tutti d’accordo sul fatto che non vi può essere un diritto al determinato posto di lavoro, soprattutto se non si hanno requisiti e competenze, inoltre si possono aumentare le possibilità di lavoro concedendo dei forti sgravi fiscali e contributi alle imprese che effettuano assunzioni.
Purtroppo é proprio l’ambito della ricerca del personale lavorativo che è influenzato da una mentalità discriminatoria e razzista.Inoltre, nelle Istituzioni sembra che ci sia poca voglia di affrontare la questione. Un esempio tipico di discriminazione nelle assunzioni è il limite di età anagrafico. Credo che al giorno d’oggi sia fortemente scandaloso e imbarazzante che tra i requisiti di assunzione molte imprese stabiliscano dei limiti di età e purtroppo questo è un difetto grave che troviamo anche nel settore pubblico. È ancora più grave il fatto che il limite di età sia previsto nelle assunzioni delle Forze Armate e delle Forze di Polizia.
E’ molto grave che corpi militari e forze dell’ordine diretti a tutelare l’incolumità del cittadino e la sicurezza durante le fasi di assunzioni violino uno dei principi cardine stabiliti dalla Costituzione italiana. Ogni persona che sceglie un determinato tipo di professione deve essere valutato per la sua preparazione professionale nonché per la sua attitudine e non certamente per la sua età anagrafica; poi, se vogliamo parlare dei requisiti fisici e psichici per far parte di determinati reparti, allora il discorso cambia.
Nel mondo del lavoro privato le discriminazioni in base all’età anagrafica sono all’ordine del giorno e purtroppo lo Stato ci mette del suo quando prevede agevolazioni fiscali per le assunzioni per giovani fino a una determinata età anagrafica, come se il disoccupato adulto fosse un qualcosa di diverso dal disoccupato giovane. La domanda che sorge spontanea è questa: che differenza c’è tra un disoccupato di 20 anni ed un disoccupato di 48 anni? La risposta è: nessuna, perché entrambi hanno diritto ad avere un lavoro. Anche perché, senza un lavoro, come fanno ad affrontare la vita di tutti i giorni e soprattutto a mangiare e pagare le bollette??
Parlando delle donne non solo subiscono la discriminazione anagrafica durante la fase di assunzione ma anche per il fatto che vogliano fare dei figli per crearsi una famiglia, come se fosse uno scandalo nel mondo del lavoro privato crearsi un ambiente familiare. Come si permette un selezionatore di domandare ad una candidata donna se è sposata o fidanzata, se ha figli o ha intenzione di farne? Discriminare una donna nel lavoro e, soprattutto, farle perdere il suo posto è la più alta forma di fascismo, pur se attualmente siamo nel 21°secolo e non è possibile che in quest’epoca ci siano delle manifestazioni razziste di questo tipo. La famiglia è il seme della società e se le donne vengono discriminate nel lavoro solamente perché incinte o perché devono badare ai figli, non lamentiamoci poi del calo demografico che colpisce il nostro Paese. Aggiungo che tutto ciò è uno dei motivi della crescita del rancore da parte della popolazione. La rabbia e la delusione prevalgono quando non si riesce a trovare un lavoro, soprattutto quando si è esclusi in base all’età anagrafica e quando si è donne in gravidanza o che hanno intenzione di fare figli. La normale conseguenza di tutte queste discriminazioni determina sfiducia nelle Istituzioni, il disprezzo della politica e soprattutto il rischio che possono aumentare le situazioni di violenza soprattutto quando si vive una grave situazione di disagio come la disoccupazione. A livello politico credo che problemi di questo tipo si possano risolvere migliorando le attuali normative e soprattutto usando buon senso, inoltre se al giorno d’oggi si continuano a tollerare discriminazioni anagrafiche e discriminazioni nei confronti delle donne lavoratrici solamente per il fatto di essere madri o per il fatto che hanno intenzione di esserlo causerà un emorragia dei voti al PD e un aumento della percentuale di fiducia verso partiti estremisti o partiti populisti come il M5S””