Dieci priorità per il programma del governo che uscirà dalle prossime elezione politiche

Il Circolo “Libertà è Partecipazione” ha condotto un sondaggio interno per identificare le principali priorità che si vorrebbe ispirassero l’azione del governo che uscirà dalle prossime elezioni politiche. Questo documento ne presenta il risultato senza ambire a poter essere considerato una bozza di programma. Riflette comunque le preoccupazioni dei membri del circolo. Il Circolo “Libertà è Partecipazione” lo propone ai militanti e simpatizzanti del PD come strumento di riflessione e, sicuramente, come strumento per facilitare l’inizio di altre discussioni.
Al termine di una discussione interna e di una votazione, i membri del circolo hanno considerato le seguenti dieci priorità come le più importanti (in ordine di importanza decrescente).
1) Semplificazione burocratica per le attività produttive. È necessario ridurre il numero delle autorizzazioni oggi richieste per aprire e sviluppare attività economiche. Bisognerà esaminare con attenzione la realtà degli altri paesi europei; non c’è alcuna ragione perché da noi il numero delle autorizzazioni debba essere più alto che negli altri paesi. Bisognerebbe anche concentrare le autorizzazioni assolutamente necessarie nel numero più basso possibile di enti incaricati del loro rilascio.
2) Piano nazionale del lavoro. Un polmone di lavoro che permetta di gestire insieme il fenomeno immigrazione e la disoccupazione italiana di lunga durata contemporaneamente alla ricerca di un lavoro continuativo con l’assistenza dei centri per l’impiego. Al contrario di una logica puramente assistenziale e di sussidio che espone poi le persone ad un contemporaneo ingresso in un mercato del lavoro illegale e marginale, l’inserimento di queste risorse produttive all’interno di un piano nazionale del lavoro ( con la creazione di squadre di lavoratori impegnate sia nella costruzione di alloggi popolari e di strutture sociali sia nella messa in sicurezza del territorio o nel recupero produttivo di aree agricole del demanio pubblico ecc. ecc.) potrebbe costituire un percorso d’integrazione sociale. Colmerebbe, inoltre, il vuoto prodotto dall’abolizione dell’art 18 restituendo al lavoratore la continuità della sua condizione di lavoratore pur all’interno di una mobilità d’impiego. L’integrazione al lavoro dei migranti, arrivati legalmente o illegalmente nel nostro paese, potrebbe poi essere il veicolo più opportuno per una loro reale integrazione ed il successivo ottenimento della cittadinanza.
3) Ricerca e Innovazione. Rafforzamento dell’investimento pubblico nella ricerca anche attraverso la creazione di una Agenzia Nazionale della Ricerca che centralizzi l’organizzazione e l’erogazione dei fondi destinati alla ricerca di base e consenta una migliore organicità, maggiore trasparenza ed efficacia del finanziamento, consentendo anche una ripartizione più consapevole dell’entità dei finanziamenti dedicati alla ricerca di base ed a quella applicata. La stabilità delle regole che l’Agenzia assicurerebbe, consentirebbero certezza nei finanziamenti e nella definizione di percorsi di formazione per i giovani ricercatori. La mancanza pressoché totale di questo requisito essenziale, tipico della situazione italiana degli ultimi anni, nuoce alla Università e alla ricerca molto più della scarsità cronica di finanziamenti.
4) Disagio sociale. È necessario dare un segno concreto del fatto che il PD riconosce il disagio sociale che c’è nel paese. Questo richiederà l’analisi del sistema attuale di aiuti sociali in Italia che è diviso tra vari livelli di intervento. Ci sono fortissime lacune che dovranno essere colmate nei limiti delle risorse disponibili. Gli obiettivi principali del sistema di aiuti sociali devono essere: a) la lotta alla povertà e b) l’aiuto a chi perde il lavoro e deve trovarne un altro.
5) Riforma fiscale B. Una riforma che aumenti il gettito ottenuto: – dalla ricchezza finanziaria (tassazione specifica dello 0,20% sulle ricchezze finanziarie detenute dalle famiglie italiane. Secondo i dati forniti dalla Banca d’Italia le ricchezze finanziarie al 2014 ammontano, al netto delle passività, a 2.991 miliardi di euro; una tassazione aggiuntiva dello 0,20% pari ad esempio a 200 euro su di un montante di 100.000 euro darebbe risorse per 5,9 miliardi d’euro annui. Una tassazione sulle transazioni finanziarie. Una tassazione del 75% sugli utili delle istituzioni finanziarie ed assicurative relativi alle operazioni di derivati. – dai patrimoni immobiliari (tassazione patrimoniale progressiva sui patrimoni immobiliari superiori a 1milione di euro); – dalle successioni (tassazione progressiva sulle successioni ereditarie d’importo superiore a 1 milione di euro). – dagli alti redditi (aliquote più progressive IRPEF a partire dai 70.000 euro in su da cui si possono ricavare maggiori risorse annue di circa. 10 miliardi).
6) Riforma della giustizia A. Continuare gli sforzi attuali per ridurre i tempi della giustizia civile e penale. Questa riforma deve essere accompagnata da un rafforzamento degli organici e da un uso più intenso delle nuove tecnologie. Introdurre la separazione delle carriere tra giudici e magistrati inquirenti.
7) Riforme istituzionali. Il “No” al referendum non può essere la fine di ogni discorso di riforma. Rilanciare le riforme istituzionali che non richiedono modifiche della Costituzione (per esempio, le fusioni di piccoli comuni e la soppressione di tanti enti inutili) e cominciare a preparare alcune limitate modifiche costituzionali che possano raccogliere una maggioranza in Parlamento che eviti la tenuta di un referendum di conferma.
8) Riforma fiscale A. Una profonda riforma fiscale che abbia come obiettivi: a) un ridisegno delle aliquote IRPEF e l’eliminazione di tante norme speciali per giungere ad una maggiore progressività (con aliquote marginali più alte di quelle attuali) a parità di gettito complessivo. b) l’eliminazione delle tasse con un gettito basso (compreso il canone RAI) e una forte semplificazione delle procedure ottenuta attraverso l’eliminazione di norme speciali. c) Un trasferimento sostanziale del peso della tassazione dal lavoro verso consumo, energia, immobili e altre basi.
9) Concorrenza. Rafforzamento della concorrenza nel nostro paese secondo le linee originali della “Legge annuale della concorrenza” presentata dal governo Renzi nell’aprile del 2015, ma poi svuotata e bloccata dal Parlamento. Dalla liberalizzazione delle professioni con la riduzione dei loro “territori di caccia protetti” a quella della cosiddetta “sharing economy” (NCC, noleggio da rimessa, Uber, Airbnb, ecc.). Dalla liberalizzazione della vendita di alcuni prodotti alla possibilità che tante professioni siano svolte sotto forma di società di capitali come nel resto del mondo. La concorrenza è la migliore difesa dei consumatori.
10) Cultura come cultura civica. Rafforzamento negli investimenti per la cultura intesa non solo come difesa, conoscenza e uso del patrimonio ma anche, e soprattutto, come strumento per il miglioramento della cultura civica della popolazione per migliorare l’etica dei comportamenti quotidiani, attraverso interventi educativi nelle scuole e attraverso la televisione pubblica. Ripensare l’intero settore delle biblioteche pubbliche come parte dell’intervento sulla scuola e sulla formazione permanente. Alla scuola istituto coercitivo della formazione si deve affiancare sin dalla tenera età il sistema bibliotecario che invece è non disciplinare per definizione. Occorre formare pubblici, lettori e fruitori consapevoli, sin dalla tenera età. Istituire dove possibile corsi gratuiti per l’utilizzo dei computer e dell’internet.
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Nota metodologica. Il Circolo, su proposta del Comitato, ha condotto una discussione interna per identificare le principali priorità per l’azione del futuro governo. Questa ha condotto alla redazione di brevi testi per 23 priorità, a volte formulate in maniera molto diversa. Mentre alcune indicavano solo la direzione nella quale andare, altre contenevano dettagli precisi. In alcuni casi – riforma fiscale e riforma della giustizia – si sono identificate redazioni alternative. In seguito, i membri del circolo sono stati inviati a identificare le 10 priorità più importanti attribuendo loro un punteggio decrescente da 10 per la più importante ad 1. La scelta di questa modalità è stata deliberata per obbligare a fare delle scelte, a volte difficili, ed evitare di dire che tutto è importante. La votazione finale ha dato il risultato che è presentato nel documento.