Le nostre ragioni del SI

Anche il circolo LeP vuole dare il suo contributo, tra gli innumerevoli interventi che stanno popolando gli spazi di comunicazione. Gli argomenti elencati qui sono solo alcuni tra quelli ritenuti più importanti.
L’Italia è ultima nella UE (o giù di lì) per crescita del PIL e innovazione. Il paese risulta bloccato da un eccesso di burocrazia. Una delle cause di questa catastrofe è stata sicuramente l’incapacità, dal dopoguerra ad oggi, di modificare alcuni assetti istituzionali.

Ora finalmente possiamo dirci che cambiare è possibile. Sappiamo che alcuni aspetti delle riforme che voteremo con il SI non sono perfetti, ma sono un concreto passo avanti nella riforma della struttura istituzionale del Paese, ed è il meglio che poteva essere fatto adesso. Ora è importante non avere indugi, e cominciare a cambiare, cominciare a dirci che ce la faremo e che ciò che non andrà ora sarà poi perfezionato poi. Sono 60 anni che aspettiamo e non ha più senso farlo. E’ il momento del cambiamento.

Ecco alcuni tra i motivi principali del nostro SI

1) L’Italia viene vista come un paese statico incapace di cambiare i suoi ordinamenti. Non occorre che i cambiamenti siano perfetti, occorre che si inizi un percorso che dimostri che, anche per tentativi ed errori, è possibile cambiare l’efficienza del funzionamento della macchina dello stato. Questo è importante all’interno, per mandare un segnale alle varie lobbies affaristico-burocratiche che imperversano in questo paese, ma è importante soprattutto verso l’esterno dell’Italia, per dare un segnale di cambiamento, anche di immagine, agli investitori esteri. Riteniamo che su questo fronte le conseguenze del NO sarebbero disastrose, e con noi un folto gruppo di esperti del settore.

2) La riforma del Titolo V ridà finalmente all’Italia procedure chiare e snelle per realizzare le infrastrutture necessarie a questo paese e fare ripartire l’economia. Un solo esempio: il recente elettrodotto (cavo sottomarino di qualche km) che collega la Sicilia al continente, opera fondamentale per lo sviluppo dell’isola, ha richiesto 12 (dodici!) anni per la sua realizzazione, a causa dei blocchi operati dai vari enti locali interessati. Con il nuovo titolo V un’opera del genere sarebbe durata i tempi tecnici necessari, cioè 3-4- anni.

3) Nelle elezioni più recenti si è delineata chiaramente una differenza nel voto dei più giovani, il che porterà presumibilmente a maggioranze diverse o percentuali di maggioranza diverse tra Senato e Camera, dando luogo a una instabilità cronica del sistema. In 70 anni si sono succeduti 63 governi. Senza stabilità dei governi il paese non è credibile e non può competere in un mondo globalizzato. Questo avverrà votando il NO. Al contrario, con il SI, si aumenteranno le possibilità che il governo uscito dalle urne sia in grado di governare il Paese per 5 anni, senza lo spettro ormai consueto di elezioni anticipate, a meno di sopravvenute emergenze. Questo potrà rafforzare le ragioni di cui al punto 1)

4) Sulla riforma del senato si sono scritti fiumi di inchiostro. A nostro avviso la conseguenza più importante del SI non sarà solo il risparmio o la abbreviazione del tempo medio delle leggi approvate, ma anche e soprattutto la eliminazione di quella zona grigia costituita dalle leggi che si perdono per strada a causa dei rimpalli tra le due camere. Anche questo è terreno fertile per le lobbies di ogni tipo, che hanno sfruttato questi meccanismi farraginosi per bloccare il paese al momento di essenziali riforme. Quanti anni si è discusso sulle unioni civili? Legge scomparsa, grazie a questi meccanismi, prima del governo Renzi.

5) Un SI al referendum produrra un importante snellimento di alcune strutture della macchina statale, come il Senato, ma non solo. Si pensi alle Province, che tanto hanno fatto parlare di loro nelle procure, o il CNEL, ente monocellulare in grado di fagocitare masse enorme di capitali per il suo funzionamento. E’ importante eliminare gli sprechi, e con il SI possiamo farlo.

Con il SI, leggi fondamentali come quelle sul conflitto di interessi, sulla disciplina delle frequenze radio-televisive, sulla politica energetica nazionale saranno di chiara responsabilità del governo e della camera. Un governo che non le porti a termine potrà essere giudicato nel merito, senza più alcuna scusante.

 

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