Chi ha vinto le elezioni in Iran?

di Giovanni De Sio Cesari

 I mass media sintetizzano i risultati delle elezioni in Iran come una vittoria dei moderati e un arretramento dei conservatori; è corretto, però dobbiamo intendere bene cosa significa quest’affermazione  nel complesso orizzonte politico  iraniano e, ancora più, nel complicatissimo sistema istituzionale.

Innanzi tutto, va chiarito il concetto di moderati e conservatori.

In Iran non esistono partiti, nel senso moderno occidentale del  termine, che abbiano propri  programmi, proprie direzioni politiche ed i cui parlamentari seguono la disciplina di  partito. Sia pure con tutti i limiti, le sorprese ed i cambi di casacca,  che certo non mancano, i nostri elettori  votano  essenzialmente il partito, chiaro e riconoscibile,

In Iran come nell’Italia prefascista e, in genere, nelle prime democrazie, invece,   chi si presenta è il candidato  che mostra una sua visione politica che si orienta in una certa direzione di destra o  sinistra, di moderato  o conservatore. In realtà, nessuno sa poi cosa farà veramente in Parlamento, affrontando le varie questioni (si definisce : sistema dei notabili).

Ora, la differenza fra moderati e conservatori in Iran è abbastanza evanescente e incerta. In effetti, la vera opposizione  all’attuale regime  iraniano non può partecipare alle elezioni in quanto tutti i candidati devono essere autorizzati  da un’apposita commissione che può escludere, e, di fatto, esclude tutti quelli che, sia pure vagamente, potrebbero essere considerati  al di fuori dell’orizzonte politico dominante. Non è possibile nemmeno sapere quale potrebbe essere la consistenza  di una tale opposizione.

La competizione elettorale è ristretta, quindi,   a due orientamenti della stessa visione politica di un Iran,  come repubblica islamica che si richiama a Khomeini.  La parte, che diciamo conservatrice,  vorrebbe conservare una  netta, intransigente mobilitazione contro l’Occidente (soprattutto gli USA),   il “grande satana” per  impedire che esso s’insinui nascostamente nella repubblica e la inquini; perché satana non è  tanto il nemico a viso aperto, ma è, soprattutto, la tentazione di seguire una via diversa da quella  voluta da Dio (sharia), corrompendo il fedele  con l’illusione di beni  materiali  (concezione analoga abbiamo nel cristianesimo).

La parte dei moderati, meglio si direbbe  dei pragmatici, ritiene più conveniente,   nell’attuale situazione, fare dei  patti “tattici”  con il mondo esterno, con il “nemico” come spesso fecero anche i mussulmani ai tempi dei califfi.

I pragmatici hanno sostenitori soprattutto fra le classi colte, i ceti più avanzati (hanno vinto tutti i  seggi della capitale) mentre i secondi hanno più spazio nei ceti più poveri,  nelle campagne (dove, infatti, sono in vantaggio nelle elezioni.)

Bisogna poi considerare il complicato sistema istituzionale che rispecchia  il momento storico del governo assoluto di Khomeini: un modello unico nella  storia, che non ha precedenti, nemmeno nel  mondo mussulmano. 

Esso consiste in un ordinamento del tipo di quelli democratici occidentali al quale si sovrappone il vilāet-e faqih   (letteralmente: tutela del giurista; dove per giurista,

s’intende l’esperto della sharia).

Per il primo aspetto, appare  come una repubblica democratica  di carattere presidenziale. Il presidente del  consiglio viene, infatti, eletto  direttamente  dai cittadini (uomini e donne) ed esercita il potere esecutivo; mentre, il potere legislativo spetta al majles, un’assemblea  anch’essa eletta.

 Come si vede,   è molto simile  all’ordinamento  americano.

Le elezioni attuali riguardano il majles   (il parlamento) e possono essere rapportate  alle  elezioni americane di medio termine;  , infatti, Rouhani non è toccato da esse. Egli può  governare più facilmente  perché ha un’assemblea  più favorevole: non cambia nulla d’essenziale.  

All’ordinamento democratico si sovrappone  pero il vilāet-e faqih che viene esercitato dal  Rahbar (Guida Suprema; letteralmente: grande maestro),   che ha la funzione di giudicare se ogni atto  del governo è conforme o meno all’ortodossia islamica.

Al tempo di  Khomeini, tutto il potere si concentrava nelle  sue mani  e le altre istituzioni non avevano alcun potere reale. Il primo presidente Bani Sadr, eletto con il  70 % dei voti, nel momento in cui mostrò di non approvare  certe decisioni di Khomeini, dovette fuggire precipitosamente e salvò cosi  la vita, mentre suoi collaboratori, che non furono  altrettanto lesti, furono arrestati e fucilati.

Khomeini, però, non aveva l’appoggio di tutti gli ayatollah per molti motivi fra i quali anche il fatto che  il vilāet-e faqih non trova riscontro nella tradizione e nella dottrina sciita; ma, è tutta una sua invenzione. Alla fine, scelse a succedergli Khamenei, il cui merito più importante, se non unico, era quello di essere un esecutore fedelissimo delle sue direttive. Il rabhar (guida suprema) è assistito da 12 consiglieri, per  metà eletti dal parlamento e per meta nominati da lui.

Quelli nominati dal parlamento giudicano della costituzionalità; quelli nominati dalla Guida Suprema della conformità alla legge islamica.

La funzione, quindi,  può essere paragonata a quella della  nostra  Corte Costituzionale (o Corte Suprema in altri stati); ma, è intesa in modo molto esteso per cui, in effetti, ogni cosa, ogni atto e, soprattutto, ogni candidatura a cariche pubbliche importanti viene rapportata alla dottrina islamica, invadendo cosi  pesantemente il campo  politico.

Non è chiaro; ma, il vero potere, secondo alcuni osservatori, sarebbe quello della Guida Suprema, che condizionerebbe ogni cosa.

In questo campo,  le elezioni attuali possono avere una grande importanza,  molto maggiore del rinnovo del parlamento; infatti, si è votato  per gli  80 membri  della Assemblea di Esperti che ha il compito di eleggere la Guida Suprema, che è una carica a vita.

Kamenei  è anziano e pare malfermo in salute. Potrebbe pertanto ritirarsi o morire a breve e, quindi, l’assemblea appena eletta potrebbe  scegliere il successore.

Le elezioni attuali di questa assemblea  potrebbero essere, quindi, molto più importanti e decidere del corso della politica iraniana per molti anni, scegliendo la personalità che la ricoprirà. Il nome che circola è quello di Rafsanjani, un personaggio molto pragmatico, oppositore di Khamenei e animatore di quelle manifestazioni  che infiammarono l’Iran , contestando l’elezione del pasdaran   Ahmadinejād