La mia Leopolda 6

di Cristina Favati

Quella di quest’anno è stata per me la prima Leopolda, anche se da sempre l’ho seguita fin dalla prima edizione. Era un’esperienza che aspettavo da tempo e l’ho vissuta da subito come una grande emozione: le luci, i colori, la musica,  l’aria di un luogo davvero magico, dove si incontrano facce sorridenti e gioia di partecipare a qualcosa di importante, di far parte di un progetto di ricostruzione del nostro paese.

Quello che si respira partecipando alla Leopolda è un’aria fresca piena di energia, che porta a un entusiasmo contagioso. È un’esperienza che da forza. Ascoltare una ragazza di 17 anni fare un intervento di sostanza non credo capiti in molti altri luoghi. È anche di energia positiva quella di cui abbiamo tutti bisogno e di un premier che dice dal palco: ecco questi ragazzi rottameranno noi, perché presto sarà il loro turno. Questa parole stridono davvero tanto con quelle di coloro che invece da quelle poltrone non si vogliono togliere per nessun motivo

Ricordo lo scorso anno fu proprio questa manifestazione ad allontanare alcuni amici dal circolo, che pure avevano contribuito a far nascere,  perché non accettavano l’idea che non vi fossero bandiere di partito, come se Leopolda fosse un luogo aperto solo a quelle persone che seguono Matteo Renzi, i cosi detti renziani appunto, termine che detesto, ma che per molti definisce chi è dalla parte del rinnovamento, del cambiamento e della modernità. Almeno per me questo rappresenta il significato di quella parola. Ricordo le discussioni, anche un po’ amare, che hanno separato il cammino, fino ad allora compiuto insieme, di alcuni di noi: Ecco, oggi dico: non avete capito assolutamente qual è lo spirito della Leopolda, non un covo di invasati renziani, ma fucina di idee, di impegno civile e politico da parte di giovani uomini e donne che vogliono esserci, vogliono far parte dei cambiamenti epocali dei nostri tempi, si mettono in gioco. Sono quelle idee che poi troveranno spazio nel partito, idee libere e perciò prive di simboli. Un laboratorio per costruire il futuro.

Che c’è di male in questo? E’ proprio quello di cui il nostro partito ha bisogno, un luogo, fuori dalle stanze dei notabili, a contatto con la gente comune, che rappresenta proprio la base di quel grande cambiamento, che, volenti o nolenti, è già da tempo in atto in modo irreversibile.

Si, perché è proprio questo il punto: le idee maturate alla Leopolda stanno davvero cambiando il nostro partito e il nostro paese.

Certo, quest’anno i ragazzi che avevano dato vita alle prime edizioni, sono diventati “grandi”, alcuni sono al governo del paese, uno è diventato addirittura segretario del più grande partito d’Europa e presidente del consiglio. Questo è davvero fantastico: da un inizialmente piccolo laboratorio politico, sono nate le idee e le persone che oggi sono alla guida del paese.

E infatti Matteo Renzi, rivolto ai giovani presenti, li ha invitati a farsi avanti, a prepararsi, perché fra poco sarà il loro turno, saranno loro a rottamare i rottamatori di un tempo. Ed è giusto così: la politica è un servizio prestato temporaneamente al paese, non un mestiere a vita.

Ma allora che c’entra la Leopolda col PD? La Leopolda ne è l’anima e infatti Renzi ha detto che “la bandiera del PD è tatuata nel cuore” di tutti coloro che partecipano alla Leopolda, un marchio che non si cancella, come invece ha fatto presto a cancellarsi in coloro che volevano riempirla di bandiere del PD e che ora dal PD se ne sono andati.

Vorrei ora dire due parole sulle proposte politiche che, per voce del premier, questa Leopolda ha messo in campo.

Non esiste un partito della nazione – dice Renzi – esiste il partito della ragione e chi da i voti al PD lo fa anche contro il nichilismo e il disfattismo dilaganti. Ed è per questo che, a dispetto dei sondaggi, se si votasse oggi, il PD prenderebbe tanti voti da parte dei cittadini che vedono ormai solo nel PD il partito del domani del paese.

E lancia l’idea di mille Leopolde per il referendum costituzionale, per far comprendere ai cittadini che l’Italia sta cambiando e che il PD punta sul valorizzare i valori più belli, con la forza delle idee e il coraggio delle scelte che devono essere fatte. Le vecchie logiche di rendita di coloro che sono arrivati al luoghi di potere non devono più esistere, deve contare il valore della persona cui il cittadino affida la cosa pubblica e quindi il merito a tutti i livelli. E il PD deve essere un partito nuovo, aperto alle idee, ai contenuti e non alle tessere. Un partito che non decide tutto nelle segrete stanze, ma si apre al contributo dei circoli, con primarie aperte e non chiuse ai soli tesserati. Tesserarsi è importante perché significa diventare parte attiva di una comunità, donare una quota a quella comunità perché possa sostenersi.

La Leopolda è dunque un luogo di libertà, dove la politica può essere fatta anche senza tessere, un valore aggiunto per il PD e per tutto il paese. Nel tempo ha rappresentato il luogo degli esclusi, di coloro che vogliono competere ad armi pari, una sorta di rivendicazione sociale, ma come valore di crescita e vitalità, di cui il paese ha tanto bisogno.

Ho apprezzato moltissimo il momento conclusivo che ha contenuto un fortissimo messaggio di speranza: la rassegnazione è stata cancellata dal vocabolario della politica, -ha detto Renzi – ciascuno di noi deve sentirsi responsabile. Andiamo a prenderci il futuro.

Ecco: l’entusiasmo della Leopolda 6 deve servire a smuovere le persone dall’indifferenza. Adesso tocca a noi.