Islam, fede, fanatismo

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di Giovanni De Sio Cesari

Lo schema mentale comune in occidente per interpretare i fatti inerenti all’islam è molto semplice: esistono mussulmani moderati cioè credenti ma non troppo che sono quelli buoni, cioè amici degli occidentali e ci sono gli integralisti quelli che vogliono vivere veramente secondo i dettami di Maometto, i fanatici che sono quelli cattivi, pericolosi per l’occidente, potenziali terroristi

Le cose, ovviamente, non sono cosi semplici e il semplicismo di questa posizione è spesso fuorviante

Avere una fede islamica vera e profonda, essere un sincero e coerente credente non è e non può essere certamente sinonimo di fanatismo: sarebbe come pensare che un don Bosco o papa Francesco fossero dei pericolosi fanatici in quanto sinceri credenti. Vi un fervore religioso islamico che nei fatti è tollerante, pacifico che rinnova la tradizione tollerante degli emiri di Granada e dell’imperatore mogul Akbar, e un fanatismo intollerante come quello di Almohade di Spagna o di. Aurangzeb, successore di Akbar

Anche il rapporto con l’occidente non dipende meccanicamente dal grado di religiosità: si può essere integralista ed amico dell’occidente ed essere laico, scarsamente credente, ed essere un nemico dell’Occidente

Per orientarci nel complesso scenario religioso dell’islam medio orientale esaminiamo brevemente i principali movimenti attori della politica medio orientale visti nella prospettiva degli aspetti religiosi

La rivoluzione Khomeinista

Fino alla rivoluzione iraniana del 1979 in Occidente l’islam non era visto come un pericolo o un nemico: si riteneva che esso si sarebbe occidentalizzato e modernizzato secondo lo schema che era stato anche del cristianesimo. I nemici dell’Occidente erano piuttosto la maggior parte dei regimi laici che si erano installati nella maggior parte del medio Oriente: Irak, Siria, Yemen, Egitto di Nasser, Libia, paesi del Magreb, OLP in Palestina. Tali regimi s’ispiravano alla cultura europea di sinistra, si proclamavano laici non nel senso spesso comune in Occidente di ateo, condizione che praticamente non esiste nel mondo arabo almeno a livello ufficiale, ma nel senso che alle tradizioni islamiche si venivano a sovrapporre i principi occidentale. Emblematico poi era, come lo è tuttora, il hijab, il velo islamico. I tradizionalisti continuavano a sostenerlo ma i laici a volte addirittura lo vietavano. Alleati dell’Occidente restavano gli integralisti dell’Arabia, i laici Giordania e Iran dello shah e i Turchi laicizzati all’estremo da Kemal Ataturk. Nessun discrimine religioso quindi: In genere anzi si riteneva che la fede religiosa fosse una barriera molto efficace per contrastare la penetrazione del comunismo ateo.

La situazione mutò completante con la rivoluzione iraniana. Questa era rivolta contro il regime dello shah che era laico e filo occidentale. All’inizio la rivoluzione fu vista con simpatia in Occidente soprattutto a sinistra. Il fatto è che gli sciiti iraniani era identificati con il loro massimo esponente l’ayatollah Ali Shariati. Questi aveva vissuto in Francia, aveva tradotto in iraniano, Sartre e Marx, si presentava come un personalità capace di islamizzare il socialismo occidentale. Ma Shariati era morto qualche anno prima, nel 1977, e la leadership fu presa da un personaggio del tutto sconosciuto in Occidente, l’ayatollah Khomeini. Fra lo stupore generale questi in pochi mesi riuscì a neutralizzare tutte le altre componenti e imporre a tutto il paese un intransigente integralismo islamico che nessuno riteneva ancora possibile. Khomeini enunciò una teoria che poi è divenuta quella di tutto il terrorismo fanatico jhadista: ritiene che l’Occidente, in particolare l’America, sia il grande satana cioè la società che nega i valori dell’islam ma sostanzialmente anche della religione in generale cosa ancora più grave: sono quindi il regno del vizio, dell’immoralità , dell’egoismo della corruzione. Fin qui abbastanza nella logica dei riformatori religiosi: ma egli ritenne che se questi stili di vita riprovevole e orribili si infiltravano anche nel mondo mussulmano era perché i regimi laici, definiti piccoli satana si ispiravano all’Occidente. Occorreva quindi combattere il grande satana se si voleva abbattere veramente i piccoli satana (i regimi laici) : questa guerra era dovere di ogni vero mussulmano perché era una lotta di difesa dell’islam contro il nemico ateo – cristiano che aveva aggredito materialmente e soprattutto concettualmente il mondo islamico: questo era il jihad e quelli che cadevano erano gli shaid i martiri. Questi termini erano sconosciuti quasi in Occidente ma anche desueti nello stesso Medio Oriente ma divennero improvvisamente popolari. Il conflitto arse con il vicino Irak retto da Saddam Hussein, un dittatore spietato, laico e nemico dell’Occidente che aggredì l’Iran pensando a una facile vittoria. L’Iran invece reagì con grande forza e ne nacque una lunga e sanguinosa guerra in cui una intera generazione di iraniani, convinti del verbo di Khomeini, si sacrificò sui campi di battaglia: Il piccolo Irak però resistette perché ebbe l’aiuto contemporaneamente degli Occidentali, preoccupati dal fanatismo iraniano, dei Russi preoccupati dell’espandersi dell’islamismo nei suoi territori asiatici. Soprattutto i regimi ultra integralisti dell’Arabia Saudita offrirono fondi illimitati all’Iraq: benché fossero sullo stesse posizioni religiose integraliste degli iraniani infatti, a parte la alleanza tradizionale con gli USA, i sauditi erano sunniti, in particolare del movimento wahabita, tradizionali nemici degli sciiti. La rivoluzione religiosa era scoppiata in qualche modo nel paese sbagliato perché l’Iran era sciita mentre la maggioranza dei mussulmani è sunnita. Khomeini non pareva dare grande importanza a questa distinzione e riteneva di poter espandere il suo radicalismo in tutto il mondo mussulmano ma i custodi della ortodossia sunnita si mobilitarono conto di lui. La guerra durò fino al 1989 quando gli Iraniani parlavano di una ultima grande ondata umana che avrebbe spazzato via il piccolo satana Saddam ; ma questa non venne mai, il conflitto fini in teoria alla pari ma Khomeini non era riuscito a espandere il proprio ideale di purezza islamica. Si spense poco dopo tristemente nel 1989:in Iran resto la teocrazia ma il sogno integralista pareva dissolversi con Khomeini : ma non era cosi, quel sogno doveva rivivere ancora nell’ambito sunnita

L’Iran man mano ha attenuato il suo carattere integralista, le nuove generazioni non hanno vissuto e sono estranei agli ideali eroici di Khomeini. L’Iran sciita divenne il difensore degli sciti di tutto il Medio Oriente avviandosi al ruolo di potenza regionale, Un risultato non previsto del fervore religioso era infatti il risorgere violento dei conflitti fra sciiti e sunniti che era sopito da tempo. L’iran ha cercato di dotarsi dell’atomica, minaccia per Israele ma sostanzialmente non costituisce più un pericolo per l’Occidente.

L’INVASIONE dell’AFGANISTAN

A riaccendere il fervore religioso e il jihadismo in campo sunnita fu l’invasione sovietica dell’Afganistan. Quivi sorsero una miriade di gruppi guerriglieri che iniziarono un jihad senza fine contro l’ateismo comunista del governo installato da russi. In funzione antirussa gli americani li appoggiarono finanziariamente e lo stesso fecero la monarchie sunnite e l’Iran. In soccorso dei rivoltosi afgani giunsero volontari da tutto il mondo arabo integralista sunnita ( non dall’Iran che comunque li appoggiava). Di grande importanza fu al qaeda ( la base ) fondato dal ricco saudita di origine yemenita bin Laden che organizzò volontari non afgani nella lunga resistenza ed ebbero naturalmente l’appoggio finanziario americano. Quando finalmente i russi si ritirarono nel 1989 tuttavia i vari gruppi di guerriglia cominciarono a lottare fra di loro perché, pur essendo tutti animati da fervore religioso, tuttavia le varie etnie erano in perenne contrasto, come da sempre nell’Afganistan. La guerra continuò ancora più sanguinosa e il paese sprofondò nel caos più completo. A questo punto agenti pakistani, in accordo con gli americani, organizzarono un gruppo religioso arruolando gli studenti delle scuole coraniche, in lingua locale, talebani. Questi riuscirono a impadronirsi dell’Afganistan di etnia pashtum, etnia di cui facevano parte i talebani e che era in contrasto con le etnie del nord, Usbeki e Tagiki. A questo punto abbiamo l’ 11 settembre e un conflitto soprattutto etnico locale assunse un significato e un valore planetario del tutto imprevedibile. Questo avvenne per opera di al qaeda ispirato al movimento wahabita

I WAHABITI

Il movimento wahabita prende le mosse da Muhammed Ibn Abd al-Wahab (1703-91) cha dalla Mecca propugnò una impostazione rigorosa del diritto islamico. un ritorno alle origini, ai Sahabah (immediati seguaci), alla purezza dell’insegnamento dell’islam non contaminato con le tradizioni dei vari popoli, dai compromessi con le esigenze politiche ed economiche, un ritorno ai tempi dei primi califfi, alle prime generazioni.

Condannò rigidamente l’iconografia, la intercessione di personaggi ritenuti santi, in particolare il culto delle tombe e ogni innovazione di culto posteriori alla predicazione coranica. il che lo portava a una condanna intransigenti degli sciiti che invece si raccoglievano in quelle pratiche

L’Arabia alla meta del 700 nella quale visse el Wahab era dominata da una serie di tribù in lotta fra di loro: egli strinse una alleanza con l’emiro Muhammad ben Saud, e questa alleanza permise la conquista dei luoghi santi e in seguito, attaccarono la città sacra degli Sciiti , Kerbala e saccheggiarono il mausoleo più sacro, quello dell’Imam Husayn

Per i suoi sanguinosi eccessi il movimento fu poi combattuto dall’impero turco e da Mehemet Ali, kedive d’Egitto che riconquistò i luoghi santi. Dopo il crollo dell’impero Ottomano tuttavia i wahabiti riemersero nella storia e il trono di Arabia fu assegnato alla famiglia dei ibn saud ( donde il nome di Arabia Saudita).

Da allora non solo l’Arabia fu governata da wahabiti ma il movimento poté espandesi in tutto il mondo mussulmano e anche nei residenti in Occidente soprattutto grazie ai cospicui finanziamento dell’Arabia Saudita che sono presenti un poco in tutte le fondazioni islamiche sparse per il mondo.

La monarchia saudita e altri emirati della penisola costituiscono quindi l’ala più integralista che intende mantenere le tradizioni delle origini e che realmente riescono a imporre la shari’a

Tuttavia essi costituiscono pure gli alleati più stretti da sempre dell’Occidente La cosa poi non deve troppo meravigliare. Le prescrizioni religiose integraliste riguarda i mussulmani ma non c è nessun motivo per cui questo fatto deve tradursi in inimicizia con l’Occidente cristiano Rifiutare i suoi modelli laici consumistici tendenzialmente atei non esclude una alleanza organica con loro

Dal wahabismo nasce però pure il movimento che costituisce il pericolo del terrorismo per l’Occidente che fu impersonato da bin Laden. Dopo una lunga alleanza con gli occidentali in chiave anti comunista e anti russa , soprattutto con la resistenza afgana si è fatta strada l’idea, gia propugnata qualche tempo prima da Khomeini in Iran, che l’ Occidente è comunque il nemico capitale del vero Islam. Da esso provengono infatti i modelli modernisti che mettono in pericolo l’integrità della fede islamica del mondo arabo e in questo modo i movimenti integralisti ereditarono stranamente l’anti occidentalismo dai loro avversari laici mentre questi ultimi vi si riavvicinarono (rovesciamento delle alleanze). Si noti che al qaeda però aveva a una struttura del tutto diversa dai talebani: questi sono dei tradizionalisti legati alla loro terra anzi all’ambito molto ristretto dell’etnia pashtum. Al qaeda invece arruola mussulmani di tutte le nazionalità anche dall’Occidente Sono contro tutte le tradizione etniche e popolari : il vero islam costa di regole dettate da Dio che sono uguali per ogni popolo e nazionalità, valide nei deserti remoti come nei campus universitari americani, Attira islamici da ogni parte In particolar costituisce un richiamo per le terze generazioni di immigrati . in Occidente e anche fra i convertiti di origine occidentale. Può destare meraviglia che teorie tanto radicali possano trovare seguito fra i mussulmani nati o vissuti in occidente Bisogna però considerare un fenomeno importante indicato in sociologia con il termine ” marginal man”, cioè della situazione in cui vengono a trovarsi individui che a causa di emigrazione restano sospesi fra due identità diverse.

Un musulmano che vive in Occidente sarà percepito dagli occidentale come un “diverso” perché mussulmano e dai suoi compatrioti ancora come un “diverso” perché vive in Occidente: un emigrante di terza generazione in Francia di origine magrebina non sarà percepito come francese dai francesi ma nemmeno come arabo dagli arabi: la sua identità rimane incerta, indefinita. I’islam radicale invece gli offre una identità decontestualizzata nel tempo e nello spazio: non è né arabo né francese , non è del XXI scolo o del X secolo: vive in una specie di patria ideale senza confini, non ha tradizioni né patria né tempo . E una identità particolarmente adatta per chi non riesce più a identificarsi in nessuna patria e in nessuna tradizione.

Al qaeda portò alcuni attacchi terroristici ad Aden e in Kenia : ma la situazione esplose con l’11 settembre. Non è chiaro se bin Laden fosse o meno coinvolto nell’attacco ma comunque se ne assunse la responsabilità politica e il suo nome, fino ad allora semi sconosciuto, divenne il più noto in tutto il mondo come quello del nemico numero uno dell’America e dell’Occidente in generale. La spedizione americana in Afganistan disperse senza troppe difficoltà al qaeda i cui componenti fuggirono per ogni dove , bin Laden si nascose e riuscì a sfuggire a lungo agli Americani per essere poi ucciso nel 2011. in Afganistan restarono invece i cosi detti talebani, praticamente i tradizionalisti a combattere all’infinito le forze della coalizione- Tuttavia l’esempio di al qaeda fu imitato in tutto il mondo islamico : un po dappertutto nascono movimenti che si rifanno ad al qaeda in una sorta di frachising. un jihadismo spontaneo dalla Somalia al Magreb alla Nigeria. In qualche modo l’ IS (stato islamico) è sulla stessa linea benché è in contrasto con al Qaeda: comunque tende a riassorbirlo. Si tratta di un movimento ancora più radicale e più violento che non risparmia nemmeno le minoranze cristiane e non cristiane ma che è riuscito, nell’ultimo anno, a crearsi una specie di stato a cavallo fra Siria e Iraq con circa 12 milioni abitanti e quanto pare pur con una amministrazione abbastanza efficiente. e che richiama volontari da ogni parte anche dai paesi occidentali:

CONFLITTO SCIITI SUNNITI

I wahabiti, come abbiamo visto, si considerano nemici degli sciiti visti come dei pericolosi eretici, Pertanto l’Iran ha sempre visto con avversione il terrorismo di al qaeda.

Tuttavia a un certo punto lo scontro fra sciiti e sunniti è esploso divenendo più cruento e feroce sovrastando pure quello fra moderati-laici e integralisti.

L’invasione americana dell’Iraq ha posto fine al predominio che la minoranza sunnita aveva su sciiti e Curdi. Questi ultimi, in pratica, si sono resi indipendenti sotto la protezione di proprie milizie (peshmerga) pur facendo parte ancora dell’Iraq al cui parlamento inviano propri delegati. Nelle elezioni la maggioranza sciita dell’Iraq ha naturalmente la maggioranza e quindi tiene il governo dell’Iraq ma questo ovviamente non può essere accettato dai sunniti iracheni che tradizionalmente avevano il governo della nazione. Da qui è nato un conflitto fra le due comunità che si trascina ormai da molti anni con repressioni e attentati sanguinosi che rendono del tutto aleatoria il ritorno a una ordinata vita civile in Iraq. Lo scontro sciita sunnita però è divampato a livello internazionale con gli avvenimenti in Siria. Quivi, nel 2010 scoppiarono delle dimostrazioni contro il governo degli Assad nel quadro delle Primavera Araba, che furono represse energicamente: si passò quindi a una guerra civile nella quale le forze governative degli Assad riuscirono a battere i ribelli laici, ispirati alle democrazie occidentali (esercito libero di Siria). A questo punto però il conflitto cambio carattere quasi completamente. La Siria infatti era governata da una gruppo religioso minoritario, gli alawiti, a cui appartenevano gli Assad che però si erano laicizzati all’estremo. Questo voleva dire che i loro avversari erano sunniti : accorsero quindi nel paese un gran numero di volontari sunniti di ispirazione, diciamo, wahabita . Ma gli alawiti, pure non essendo sciiti, sono comunque una setta vicina agli sciiti e dal governo Iraniani furono assimilati agli sciiti malgrado la loro laicizzazione. il conflitto siriano è divenuto quindi un conflitto fra sciiti e sunniti: In questo quadro è nato L’ISIS

L’IS quindi è un movimento integralista sunnita di ispirazione wahabita: in contrasto con l’iran sciita, con gli occidentali in quanto integralisti e combattuto anche dalle monarchie del golfo malgrado la stessa ispirazione per il debordare sulla linea di bin Laden

Come al qaeda è formata da volontari provenienti da tutto il mondo islamico ma si è radicato in un ampio territorio con una popolazione di circa 12 milioni di persone con una sua amministrazione pare abbastanza efficiente oltre che onesta. Ha assunto però una carattere di violenta contrapposizione a sciiti cristiani e yazidi del tutto sconosciuta ad al qaeda e si è arrivati allo sterminio e perfino a prendere le loro donne come schiave sessuali

Nel suo cieco furore il IS finisce con un violentissimo scontro con gli sciiti e quindi con l’Iran E’ accaduto cosi che quell’ islam integralista e jihadista che Khomeini aveva predicato è diventato il nemico numero uno degli stessi iraniani

L’ISLAM MODERATAMENE DEMOCRATICO

Vi sono però altri filoni di ispirazione religiosa che tuttavia accettano la democrazia sia pure con molte limitazioni . II primo di essi è il movimento turco guidato da Erdogan Negli anni venti Mustafa Kemal detto poi Ataturk (padre dei turchi) installò in Turchia una sorta di estremismo laico che proibiva assolutamente qualunque manifestazione religiosa in ambito pubblico Tuttavia a un certo punto non fu più possibile proibire a partiti di ispirazione religiosa la partecipazione politica. Erdogan prima incarcerato divenne poi guida di un partito di ispirazione religiosa che ha vinto le elezioni e preso la direzione del paese. Sia pure con molti limiti la democrazia si mantiene comunque inTurchia.

In Egitto furono presenti i Fratelli Mussulmani (al-ikhwan al muslim) la cui fondazione risale al 1928 ad opera di Hassan el Banna (1906 -1949). La organizzazione non poneva propriamente problemi politici ma culturali, religiosi, assistenziali: tuttavia presto la sua opera investì inevitabilmente il piano politico. I rapporti con i governi nazionalisti sono stati più o meno conflittuali secondo le circostanze. In linea generale essi sostengono un ritorno al califfato e a uno stato retto interamente dalla Shari’ah. El-Banna si oppose vigorosamente a una concezione puramente spiritualista dell’islam: esso deve regolare tutti gli affari pubblici e privati. Poichè le leggi esistono già e sono eterne in quanto dettate direttamente da Dio lo stato non ha il potere legislativo ma solo quello esecutivo e amministrativo: esso deve quindi essere retto da un Califfo (successore di Maometto) che deve essere scelto dal popolo e che consulterà il popolo nelle decisioni più importanti.

Egli è contrario ai nazionalismi e alle tradizioni particolari dei singoli popoli. L’unica legge di Dio deve reggere tutti i fedeli: afferma che come l’Islam è una fede ed una religione, esso è anche un paese ed una cittadinanza.

Altro personaggio fondamentale fu Sayyd Qutb (1906-1966) fatto impiccare da Nasser nel 1966

Egli parte dalla opposizione fra islam e Jahiliyya (periodo pre islamico). I due momenti però perdono la connotazione temporale per indicare la vera fede e il vivere senza dio così come fa il mondo moderno che perde tutti i valori. Vi è una lotta generale della Jahiliyya contro l’islam e egli ipotizza anche una congiura a livello mondiale per distruggere l’islam di cui sono complici e strumento tutti i regimi moderati, filo occidentali, tutti i modernisti islamici.

Ritiene che alla potenza economica occidentale corrisponda invece un bassissimo livello culturale e morale. un mondo abissalmente primitivo nel mondo dei sensi, dei sentimenti, e del comportamento. Le sue conclusioni sono che il mondo occidentale, privo di valori, presto crollerà e l’islam si affermerà

Come si vede sono idee non molto diverse da quella dei wahabiti : tuttavia i wahabiti dell’Arabia Saudita hanno appoggiato anche finanziariamente un colpo di stati contro di loro dell’esercito egiziano

Come si spiega? man mano il movimento divenne sempre più moderato e alla caduta del regime di Mubarak riuscì a vincere le elezioni divenendo quindi il primo governo eletto democraticamente nella storia del paese. Tuttavia in seguito i militari, con un colpo di stato e quindi con una violenta e sanguinosa repressione ripresero il controllo dell’Egitto Questa vicenda, a nostro parere ha avuto e avrà una immensa a importanza nelle vicende mediorientali: si è dimostrato cioè che i partiti islamici non possono governare democraticamente quindi il sentimento religioso prende la via dell’estremismo jihaadista dell’ IS e di al Qaeda. Durante il breve governo dei Fratelli Mussulmani sembrava che il jihadisno fosse ormai qualcosa di superato

Solo nella piccola Tunisia il partito di ispirazione religiosa (enhadha) ha vinto le prime elezioni, ha perso nelle seconde ma ugualmente è associata al governo del vincente partito laico.

In conclusione osserviamo che la democrazia si basa sul consenso delle masse e queste sono tutte in modo compatto islamiche. Il termine “laico” non esiste nemmeno nel mondo mussulmano ma è solo una espressione dell’Occidente che ha, d’altra parte , anche molte ambiguità e contraddizioni. Il laicismo appartiene, nel mondo arabo, solo a sottili strati evoluti e occidentalizzati che non possono quindi interpretare e rappresentare il popolo reale.

La prospettiva allora diventa quella del sorgere o meglio dell’evolversi dei movimenti islamici a movimenti moderati e democratici che pure ispirandosi all’ Islam siano però lontani dal ritorno dall’emirato e della teocrazia e soprattutto non veda nell’Occidente e nei suoi modelli il nemico, il “grande satana” da combattere sanguinosamente. Un modello del genere esiste già nel mondo mussulmano: è quello turco di Erdogan.

Si dice allora che il partito di Erdogan possa essere paragonato alla nostra Democrazia Cristiana. Molto a lungo la chiesa cattolica ha lottato contro il liberalismo laicista come contro un nemico di Dio ma a un certo punto è nato il partito popolare di Sturzo ( poi Democrazia Cristiana) che ha portato le masse cattoliche a partecipare alla vita dello stato senza che l’ispirazione religiosa mettesse in pericolo gli istituti democratico. Anzi furono proprio i cattolici a difendere lo stato democratico liberale dall’assalto comunista

Con le dovute e non piccole differenze noi crediamo che un processo analogo possa avvenendo anche nel mondo islamico

Poiché il mondo arabo è ancora pervaso da una profonda ispirazione religiosa noi riteniamo che la democrazia in questi paesi sarà di ispirazione islamica o non sarà possibile:

Ne è a credere che islam e democrazia non possano coesistere

La Turchia non è l’unico paese islamico ad avere elezioni pluripartitiche e una democrazia anche se molto limitata e di terzo mondo:. Situazione analoga alla Turchia troviamo in Pakistan, Bangla Desh Indonesia repubbliche ex sovietiche : i mussulmani che vivono in paese con partito unico sono meno numerosi di quelli che votano per più partiti.

I fatti dimostrano quindi che democrazia e islam possono coesistere

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